Il secondo libro di poesie di Mango: nuove emozioni e cronache delle presentazioni nelle librerie”
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L’urlo: già un titolo così fa tornare in mente il quadro di Munch, inquietante perché nessun abbraccio sembra colmare una solitudine di secoli, rappresentata bene da un “individuo” la cui testa è praticamente un teschio e la bocca è aperta ma è un buco nero, un abisso che sembra ringoiare a ritroso quell’urlo che invece sarebbe dovuto uscire e trapanare qualsiasi sordità di cuore e di mente.
E anche in questa poesia c’è un urlo ammutolito dal “nostro scivolare sul tempo”: il tempo come una superficie di ghiaccio, su cui è difficile rimanere in equilibrio; una dura barriera su cui si può solo, appunto, scivolare e in cui è difficile penetrare. Eppure quell’urlo c’è: di gioia o di dolore, non è dato saperlo. Il tempo è un isolante acustico, una barriera d’acciaio, fredda e dura, su cui l’urlo sbatte: ed è come se lasciasse la propria impronta su ciò che sembra l’invincibilità del tempo.
Ed è proprio questa forma dell’urlo impressa sull’acciaio del tempo che rimane:

ne rimane il disegno
dalla parte di dentro.

Un urlo che ormai più che da udire è da vedere: è lì, non puoi ignorarlo. E’ stampato per sempre sul rovescio del tempo: un’ottima mossa per giocare un controscherzo al destino. Il tempo forse continuerà pure a scivolare, ma ormai quell’urlo rimane, per tre volte: il numero magico dell’assunzione delle cose e degli eventi nella custodia del cuore.

d.Max

bella questa lirica di Pino,è l'ultima del libro........
mi sono sempre chiesta perchè proprio quella per chiudere...



E' quel nostro scivolare sul tempo
che scuote le derive
ne ammutolisce l'urlo che sento.

Ma l'urlo rimane
ne rimane il disegno
dalla parte dei dentro.

Ma l'urlo rimane
ne rimane il disegno
dalla parte di dentro.

Ma l'urlo rimane
ne rimane il disegno
dalla parte di dentro.


ho un rimpianto non averla sentita letta in qualche presentazione del libro.........mi venne raccontato che venne letta in una presentazione,ma non da Pino e chi la lesse l'ultima frase, proprio quella ripetuta tre volte,venne letta come se fosse stato un eco......

ecco cosa mi fa pensare quell'eco,l'eco che fà il cuore quando l'urlo è rivolto all'interno a una gioia o a un dolore così grande che farlo uscire sarebbe sconquassare l'aria che ti circonda e investire gli altri di qualcosa di immenso.....tipo valanga,forse troppo e forse è meglio lascirlo nel "dentro" come quel "dentro me ti scrivo".....bella poi la frase ripetuta tre volte,questo numero perfetto carico di tanti simbologismi.......
tre come la trinità,come le tre virtù cardinali nel cristinianesimo(fede speranza carità) tre come i rè magi,tre come i cantici della divina commedia di Dante.............tre come il triplice scorrere del tempo....passato,presente,futuro.


antonella

Ricordo anch'io che Pino mi lesse questa poesia in una bella cornice intima.... 8) 8)

Mi rimase impressa!


M.

L'urlo silente:
una macchia indelebile impressa nel viaggio della vita,
una foto che lascia traccia di se, rubando gli attimi al tempo,
un uragano esente da scarica distruttiva, una bomba che implode
e lascia il solco nell'anima, a tener conto del rammarico tristemente assimilato.
Comunque è, comunque fa male, nonostante l'apparente quiete del silenzio...
che ne indica lo scempio rimasto.

Lory CS

E’ questo nostro scivolare sul tempo, lasciando che le cose del “nostro” tempo ci scivolino altrettanto addosso, a coprire l’ “urlo, quella voce che sa uscire dal coro, quella voce che, seppur coperta dal fragore della massa nel suo rumoroso slittare da una deriva all’altra dell’umana mortale esistenza (dalla nascita al commiato), rimane udibile per chi la sa cogliere…..
Quasi un omaggio a chi non si limita a sgusciare via in questa vita ma vi lascia un’impronta del proprio passaggio (quel “disegno dalla parte di dentro”) un’orma visibile in cui altri possono riconoscervi uno stampo comune al proprio……
Inserirlo alla fine di “Di quanto stupore” forse è un augurio che lo stesso Pino fa a se stesso che il suo libro possa essere quell’ “urlo” di cui ne rimanga il “disegno dalla parte di dentro”…. Più che un augurio personalmente una provata certezza….. un segno indelebile sul cuore……

occhidolci bella questa supposizione per la scelta come ultima poesia del suo secondo libro!
un'eco che risuona nel cuore scrivendone pagine di pergamene preziose....

Per me è l'urlo dell'anima.
Un'anima che urla è ancora viva, molto peggio quando dentro di noi c'è solo tedio e rassegnazione.
Un'anima che urla chiede aiuto, ma chi potrebbe aiutarla, forse Dio, ma a volte sembra così lontano...
Non avere mai la sicurezza di ciò che esiste e di ciò che invece non esiste, vivere con la paura che tutto sia un'illusione, cercare sempre la felicità ben sapendo che è effimera e che quando passa lascia soltanto malinconia, cercare di ritrovare la felicità nei ricordi, ma affannosamente perché presto o tardi potrebbero cadere nell'oblio, la consapevolezza che ogni giorno in più che passa è un giorno in meno che resta e la verità sempre da scoprire... ma impossibile da scoprire.
Come non provare inquietudine? Come trovare pace?
Tanto vale sognare perché sognare è dimenticare. Ma l'urlo rimane.
Cinzia

Pure io, la prima volta che lessi questa bellissima poesia, interpretai la ripetizione dell'ultima strofa proprio come un eco.
:D :D :D
Una ripetizione che entra dentro proprio come un urlo..e dove quest'urlo passa lascia le proprie impronte..impronte che non sanno di bacio sulla sabbia, portato via dal mare dalla battigia.
E' allora un urlo profondo, che smuove o che "scuote le derive", rimanendo lì, col proprio tempo e il proprio senso di solitudine affollata.

Fu Enzo Braschi a leggere questa poesia alla presentazione di Santarcangelo di Romagna e l'emozione fu davvero immensa.
Cinzia

La prima volta che ho letto questa poesia ho provato molta inquietudine.
Un senso di vuoto disperato.

Senz'altro trovo "L'URLO" di un'anima che soffre, e che è rimasta trafitta da un dolore....
(NE RIMANE IL SEGNO DALLA PARTE DI DENTRO)

L'urlo dell'anima potrà poi anche essere "costruttivo" nella prospettiva futura, per non ricadere in quella ferita aperta.....
(E' QUEL NOSTRO SCIVOLARE SUL TEMPO CHE SCUOTE LE DERIVE)

E allora sarà un Urlo più pacato, alimentato dalla forza del presente sul vissuto...
(NE AMMUTOLISCE L'URLO CHE SENTO.)

MA L'URLO RIMANE.
NE RIMANE IL DISEGNO
DALLA PARTE DI DENTRO.

Marta

Non solo il titolo di questa poesia fà pensare all'urlo di Munch anche queste parole:


Ma l'urlo rimane nel disegno
dalla parte di dentro

Immagine

L'URLO' era li dentro e poi ha oltrepassato le barriere e si e' personificato
fino a diventare un rumore sordo impotente stonato agghiacciante spaventoso infinito,ne e' rimasto il disegno dentro e fuori di me,la sagoma e la forma sono tutt'uno con te tenero angelo puro.A kevin.

Non ti ho conosciuto pero ti ho incontrato e sei dentro di me persempre.

Un’altra delle bellissime perle che mi ha colpita alla prima lettura.


“Scivolare sul tempo” senza viverlo davvero, solo passarci sopra, assistere al suo trascorrere….così il mio urlo vitale, tutto il mio mondo interiore si ammutolisce: e son io stessa a togliergli la voce, facendomi del male da sola.
Così quell’urlo cambia connotazione e diventa dolore…


Ma quell’urlo mi fa paura come se non mi appartenesse, come le pennellate di quel famosissimo quadro, che si propagano come cerchi nell’acqua dal mio "di dentro" al mio “di fuori” e sconquassano tutto e fanno vibrare anche i colori, le immagini che vedo, fagocitando tutto al suo interno, come un vortice.

Come un vento impetuoso, come un uragano che non posso più tener prigioniero…

Perché comunque l’urlo rimane, anche se io lo ammutolisco: ne rimane il segno, una cicatrice nell’anima…e ne rimane l'eco insistente , anche se io non voglio sentire...: e allora è inutile “far finta che…”

Grazie d.Max e grazie a tutti Voi per le vostre stupende letture di questa poesia...
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