Filo diretto tra lo staff, Mango e i fans, notizie di primo piano e piccole curiosità.
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Ho molto pudore e molta vergogna nell'offrirVi quel poco di mio che, davanti al Vostro dolore e alla Vostra forza, mi sembra cosi' inutile e cosi' povero.
E anche un "grazie "per la Vostra enorme dignita' e fede mi sembra poca cosa.
Possa esserVi di aiuto la nostra preghiera e quello che, da intime distanze, riusciamo a trasmetterVi.
Un forte abbraccio
Adonella

Cara Renza, è davvero bello quello che hai scritto e soprattutto concordo con le altre amiche ringraziandoti per la lezione di Vita che ci hai insegnato!!
Anche se personalmente non ti consco..per quel che posso t sono vicina!!!

Solo un grande GRAZIE posso dire a te cara Renza, non ci conosciamo ma mi sei nel cuore, ho temuto per te quando ho saputo della notizia e ho pianto con te la perdita dei tuoi cari angeli...adesso non ci sono parole, ho il fiato corto e le lacrime si sono bloccate a leggere le parole che con coraggio e tanta dignità fanno ripercorrere uno stralcio importante della tua vita che non cancellerà neanche il tempo.

Sei una persona speciale e con una grande forza e per questo c'è tanto da imparare da te, ancora grazie...

Amedea

cara renza....ti abbraccio fortissimo..ho pianto tanto tanto..quando ho saputo che per colpa del terremoto hai perso persone a cui volevi e vuoi bene..

è bellissimo quello che hai scritto...e credimi ho le lacrime agli occhi...mio marito vuole sapere quello che hai scritto...ma non riesco a leggere...ho un MAGONE ... ..


ti abbraccio

(scusa sono di poche parole)

Calde lacrime agli occhi... Renza, non ho molto da offrirti... quello che hai espresso non lascia spazio ad altro nel mio cuore... se non l'abbracciare ancora una volta la donna straordinaria che sei.... sempre....

Cara Renza, caro Angelo..
sarò ripetitiva e banale, ma le vostre parole,la vostra forza e i vostri racconti.. valgono più di una qualsiasi cosa in questo momento. Ci arricchiscono l'animo e la nostra futura esperienza di vita, il nostro cammino che piano piano fiorisce di sapere.. ma allo stesso tempo inevitabilmente lasciano quell'amarezza di un sapere qualcosa che di certo è straziante. Vi abbraccio una,due..cento volte ^^ . Flaminia

credo che gli amici,sono angeli silenziosi,
non hanno le ali,
ma sono come l'ombra tua.
Riconoscono le lacrime,
sono come l'aria,non li vedi ma li senti,
ma sai che ci sono.
Per avere un'amiciziza ci vuole una vita
o un attimo di .....silenzio
Chi ama ha conosciuto,
i veri amici lasciano le loro impronte.
Tu cara Renza e tu carissimo Angelo,sapete che noi ci siamo,noi vi amiamo ancora oggi più di ieri

Cara Renza , ti ho inviato un sms per farti capire che ti sono vicina e che puoi contare su di me in qualsiasi momento, ti rinnovo il mio pensiero.
Ho letto con le lacrime agli occhi quello che hai scritto sul forum e mi chiedo con quale forza tu abbi avuto il coraggio di farlo. devi essere veramente una donna molto forte e ti ammiro per questo. La vita purtroppo nonostante tutto continua e tu devi avere il coraggio di andare avanti e siccome ho capito che sei una donna forte so che lo farai.A te e Angelo va il mio sorriso, un sorriso di speranza per il vostro futuro. Luisa da Chieti

Cara Renza...leggo adesso il tuo scritto. Non ho parole per la donna meravigliosa che sei...sei un angelo e vorrei tanto stringerti forte forte per rubare un po' della tua forza...io non so se avrei lo stesso coraggio. Una lezione di vita immensa...una cosa terribile come questa poteva capitare a chiunque di noi...e ingiustamente e' capitata a te! Se potessi, mi sobbarcherei un po' del tuo e vostro dolore...ma non posso...e questo senso di impotenza e' davvero frustrante! Di piu' non so scrivere...tutto cio' che scrivo mi sembra banale e retorico a confronto del dolore che forse mai si cicatrizzera' nei vostri cuori. A modo mio, prego per voi...tutti i giorni col pensiero e la sincerita' del cuore!
Coraggio!!!
ciao Angeli!!!
t.

Renza leggo solo adesso il tuo messaggio che forza e coraggio che hai grazie alla Fede che ti sostiene!

Dolce RENZA........ ho appena letto il tuo scritto; vi abbraccio immensamente.

MOnica

Mi viene solo da dire:GRAZIE!
Mi hai dato una gran lezione di vita!

Vi voglio bene amici miei,siete sempre con me!

Maura

tutto tace...è un silenzio che fa male,ci siamo forse dimenticati ,di chi? di noi,non sappiamo più parlare,non ci sono argomenti da intrrattenere le nosrte menti,possibile che nessuno sa scrivere ...vipenso ,,vi voglio bene anche se non tutti si conoscono,impossibile credere,io amo.
Amo voi che non vi conosco di persona,amo gli amici\che di Mango Official Web Site,amo chi conosco,e nessuno risponde,
Nessuno ama????????????'non ci credo,nessuno pensa?non ci credo,perchè non iniziare e ricominciare a scriverci tra noi nel frattempo che si possa concludere qualcosa ,per mango ,con mango...Dai ragazzi tutto tace.....non mi piace
io vi do una mano,l'altra è la vostra.io aspetto

cara renza posso solo immaginare qnt dolore hai dentro....mi disp tanto...soffriamo tutti indirettamente x qll che ti è successo....che dio ti possa un giorno regalare un po di pace e tranquillità... :) un abbraccio mari..

Amici meravigliosi che dal 6 aprile mi siete accanto, non so come ringraziarvi, vorrei abbracciarvi a uno a uno.
Voglio farvi partecipi di quanto ho letto il 1 agosto, compleanno di mio genero, in ricordo dei miei cari.
Prima del terremoto non avrei mai avuto il coraggio di leggere una cosa del genere, credo che dentro di me ci siano i miei cari più di prima che mi danno una forza incredibile, anche se il mio respiro è sospeso da quel terribile giorno.
Grazie a tutti!

E’ la seconda volta dopo il 6 aprile che faccio violenza al mio carattere timido e al mio pudore per estrinsecare in pubblico i miei pensieri ma so che è giusto farlo per ricordare Gigi, non il mio genero, ma il quarto dei miei figli a cui ho donato il regalo più bello che ho ricevuto per il mio ventiduesimo compleanno: la mia adorata figlia Giovanna che lo ha preso per mano a quindici anni e regalandogli serenità e felicità lo ha reso migliore di come sarebbe stato, perché dietro la grandezza di un uomo da che mondo è mondo c’è la grandezza della donna che gli sta a fianco.
Non farà differenza se nel mio ricordo citerò il nome di Gigi, Giovanna, Francesco o Giorgia perché per me sono quattro corpi e un’anima e so che ci sarebbe stata un’altra tragedia oltre a quella immane accaduta se uno di loro fosse sopravvissuto.
Mi faccio violenza come me la faccio ogni mattina, quando mi dico “Non piangerti addosso ma alzati e prepara il caffè per nonno Angelo, inizia una giornata per chi ti è rimasto perché se cedi un minuto crollano tutti, peggio delle tante strutture che sono crollate a L’Aquila, crolla lui che lavora come un matto per non pensare, crolla zia Sara che è talmente onesta e ingenua da litigare con il mondo intero che tanto onesto non è, crolla zia Alessia che non trova più il suo mondo di ragazzina”.
Se ce la farò a leggere fino in fondo queste pagine e qualcuno di voi si commuoverà non voglio applausi ma 22 secondi di assoluto silenzio, perché non sto facendo una sceneggiata napoletana come penserà qualche individuo, ma sto mettendo a nudo la mia anima ed è più difficile che fare uno spogliarello.
Le vostre lacrime sincere saranno le lacrime del dolore e della dignità che serviranno, come ha scritto recentemente il fotografo aquilano Roberto Grillo, a creare un impasto con le macerie per ricostruire L’Aquila; le mie lacrime che costringo a tornare su creano l’impasto con le macerie che sono dentro di me.
Chiedo scusa se sarò prolissa, ma non è facile sintetizzare quasi sedici anni di ricordi. Mi sono resa conto che quanto leggerò è solo l’inizio di un diario dove mi sono ripromessa di continuare ad annotare le mie emozioni quando altri ricordi riaffioreranno dal mio animo o mi verranno donati, come sta succedendo, da chi ha conosciuto, forse anche solo dal 6 aprile, i miei cari,.

Quest’anno non ho potuto consultarmi con Giovanna per conoscere quale regalo ti sarebbe piaciuto ricevere per il tuo compleanno, caro Gigi, e ho dovuto cavarmela da sola. Ho deciso di regalarti, senza una cronologia precisa, ma come riaffiorano dal mio cuore, i miei ricordi e le mie emozioni.

Ti regalo la dignitosa disperazione mia e di nonno Angelo a cui sento che quella terribile mattina, quando credevo di averlo perso per sempre, avete chiesto aiuto, l’aiuto che tante volte vi siete reciprocamente dato.

Ti regalo la rabbia e lo sgomento di zia Sara e di zia Alessia che devo fronteggiare ogni giorno senza la vostra mediazione.

Ti regalo il rimorso che mi accompagnerà per tutta la vita di non aver insistito tanto da convincervi a spostarvi da noi quando ti ho telefonato dopo la scossa delle 23 e ti ho detto “Venite qui saremo tutti più tranquilli”, preoccupata soprattutto per la nascita di Giorgia e tu con la voce assonnata mi hai risposto “Tranquilla, Re’, Giovanna e Francesco dormono già”: le tue ultime parole.

Ti regalo l’immenso dolore di tutta la mia numerosa famiglia che ti ha sempre voluto un gran bene e ti considerava uno di noi, come si è sempre usato nel focolare dei Bucci. Ricordi le partite a casa di mio fratello nel periodo natalizio? O gli inviti al ristorante di nonno Mario che due o tre volte l’anno depauperava la sua pensione per ritrovarci tutti insieme a festeggiare qualche ricorrenza?

Ti regalo la condivisione della mia sofferenza con i parenti di tutte le vittime della tragedia di L’Aquila (molti erano miei amici o lo sono diventati) e quella per fortuna più ridotta ma ancor più mostruosa di Viareggio e di tutte le altre che quotidianamente accadono. Un dolore condiviso dimezza.

Ti regalo la Santa Messa e la comunione a cui ho bisogno di accostarmi e le preghiere che ogni momento invoco per voi, incurante se a qualche miserabile blasfema faccio schifo.

Ti regalo tutto il mio autocontrollo da generale che quella mattina mi sono imposta di avere benché tremassi più della mia casa per la tremenda scossa e per il malore di nonno Angelo per dire: “Vestitevi, prendete cellulari e caricatori, la coperta che è sul divano per Francesco, chiudete acqua, luce e gas, non vi muovete che staranno venendo qui, andate a vedere se Ivana è uscita, andate a informarvi in ospedale, andiamo, prendi quella macchina che il parcheggio è intasato, passa di qua, passa di là, non urlate che si spaventano le bambine, fermiamoci lontano e andiamo a piedi….

Ti regalo il terribile urlo di zia Carmen, che quel giorno avrebbe dovuto assistere Giovanna, appena al telefono le ho detto “Sono sotto le macerie, trova un medico, un’ambulanza, fa qualcosa…” che resterà sempre nel mio cervello.

Ti regalo il coraggio del tuo amico Francesco che, incurante del rischio, è arrivato per primo e ha sfondato le porte poco prima che arrivassero zia Sara e nonno Angelo a scavare con le mani.

Ti regalo gli occhi azzurri e dolci del giovanissimo vigile del fuoco a cui chiedevo continuamente scusa per le imprecazioni che gli arrivavano e che ringraziavo perché ci stava permettendo di rimanere sotto casa vostra con le scosse che si susseguivano, le macerie che cadevano, gli incendi che scoppiavano…. Ogni divisa mi faceva pensare che avresti potuto essere tu al posto loro…

Ti regalo la gentilezza della tua collega e dei genitori di Mauro che ci hanno portato via con premura per non farci assistere alla vostra ultima uscita dal portone.

Ti regalo la mia dolorosa delusione quando con la mia famiglia sono arrivata al primo obitorio allestito e non mi hanno fatto entrare perché nessuno si è preoccupato di aspettarci qualche minuto nonostante le nostre continue telefonate: per strada c’era l’apocalisse… Vi ho aspettato fino al giorno dopo per rivedervi.

Ti regalo l’immensa umanità dei volontari che nei giorni e nelle notti trascorsi all’obitorio ci hanno accudito con gioia e infinito amore.

Ti regalo le immagini dell’orrore che ho visto e di quello che provo a immaginare della vostra morte che compaiono come su uno schermo anche se non abbasso le palpebre.

Ti regalo le canzoni e le poesie di Mango che riflettono il mio stile di vita e che nonostante mi prendevate sempre in giro per l’immensa stima che ho per lui so che piaceva anche a voi, anche a Francesco che oltre a “Fratelli d’Italia” con il tuo berretto in testa e a “Heidy” cantava anche “Oro”.
Ti dedico in modo particolare “Io ti vorrei parlare”, “Gli angeli non volano”, “Primavera” e “Disincanto” con cui recuperai la serenata sotto il balcone di Giovanna la notte prima del vostro matrimonio; che figuraccia da asini raglianti stavate facendo!
Ma soprattutto ti dedico questo pensiero della sensibile persona che è Pino Mango che ha una famiglia meravigliosa come la vostra e dopo tanti anni guarda la sua Laura e i suoi Filippo e Angelina con occhi adoranti come tu guardavi Giovanna e Francesco e avresti guardato Giorgia:
“Quanto spazio c’è nella voglia di capire?
Siamo noi a toccare lo spazio intorno o è lo spazio intorno che ci tocca e ci indica e ci parla della vita e ci sussurra della morte?
Di fronte a fatti come questi, carissimi Renza e Angelo, non capisco e lo spazio che dedichiamo al capire è il puntino di pane rimasto sulla tovaglia, che continuamente schiacciamo con l’indice, lasciando alla volontà un solo compito, quello di fermare il pensiero e far sì che non sviluppi argomenti.
Lasciare lo sguardo nel vuoto in cerca di niente, solo questo m’attira.
M’attira una risposta capace di far risalire il sangue nel cuore a riprendere un battito, dopo lo sgomento,
dopo l’attonito solo il silenzio…. silenzio come unica spiegazione all’assurdo.
Quanto spazio c’è nella voglia di capire?
Non voglio capire, non ho nessuna voglia di capire e non ho voglia di spazio e le parole non hanno voglia di spazio.
Voglio restare accucciato nell’ombra della mia stanza più intima a cercare di rubare un piccolissimo possibile sollievo da affiancare al vostro immenso dolore.
Sono con voi, amici miei, col mio abbraccio più triste e con la voglia di piangere come un bambino.
Pino.”

Ti regalo il video che accompagna la canzone “Domani” donata da tanti artisti e i cui proventi se non verranno rubati serviranno a ricostruire il Teatro e il Conservatorio della nostra città, in particolare il minuto 5,29 quando gli occhi di Pino sotto gli occhiali scuri che canta “e di nuovo la vita sarà fatta per te” so che sono lucidi e umidi innanzitutto per noi.

Ti regalo il collage di voci dedicato alla nostra famiglia che, sulla base di questa canzone, sono stati capaci di fare tanti manghiani, con i loro volti fotografati dentro il perimetro della carta geografica dell’Abruzzo, stupende anche le stonature commosse di questi miei incredibili amici.

Ti regalo il mio grazie per l’affetto che da ogni parte del mondo milioni di angeli che non hanno le ali e che chiamiamo amici ci dimostrano con sms, interminabili telefonate, generosità, discrezione, lacrime, parole e preghiere vere.

Ti regalo l’imbarazzo dei miei amici sacerdoti che mi hanno chiamato per consolarmi e piangevano più di me, in particolare il carissimo don Max, che trasforma i testi di Mango in prediche di vita vera, facendo stupendi collegamenti con le Sacre Scritture e con i filosofi.

Ti regalo la frase stupenda che è sulla pergamena delle Protezioni Civili di Villabate e Mazara del Vallo, ormai dedicate a voi su iniziativa del volontario Ignazio, nuovo amico dal cuore nobile e dall’intelligenza perspicace:
“L’ingiusta fine della loro vita insieme agli altri 306 nostri fratelli sia di monito a chi opera con superficialita’, avidita’ e ingordigia, con il fine del solo profitto, non curante di creare miseria e morte.”

Ti regalo la discrezione che ho sempre avuto nel non venire mai a casa vostra senza avvisare e soprattutto per dare aiuto, per rispetto dell’intimità della vostra famiglia e soprattutto di te.

Ti regalo l’onestà che mio padre ha inculcato ai figli, prima con la sua vita e poi con la bontà severa dei suoi occhi quando aveva perso l’uso della parola. Ti ricordi come ci scontravamo quando esortavo Giovanna a laurearsi, tu le dicevi “Servono solo le raccomandazioni”, io insistevo “Ti servirà per affrontare la vita”: non avevamo ragione nessuno dei due.

Ti regalo la sua laurea: il suo sogno era aiutare gli anziani e i diversamente abili che tanto amava. Quando ha presentato la sua tesi è scoppiata in lacrime leggendo la conclusione “Ciascuno di noi un giorno potrebbe trovarsi dall’altra parte”.

Ti regalo i baci bagnati di lacrime con i quali i vecchi aquilani, che i miserabili odiano perché si sono salvati, mi hanno riempito le mani quando sono andata a trovarli in ospedale, nelle case di riposo o in altri luoghi dove spesso con la scusa del sisma sono stati collocati da figli egoisti. I vecchi si detestano da soli, io per prima, per essere sopravvissuti a figli e nipoti. Anche tu amavi gli anziani, non credo li avresti lasciati sotto le macerie.

Ti regalo il cuore disperato e addoloratissimo della tua vicina Pierina alla quale risolvevi tutti i problemi. Lei, che pregava di vivere almeno fino a quando Francesco fosse diventato giovanotto per raccontargli quanto si era commossa quando l’aveva invitata a cena e le aveva offerto le bruschette, dice che ha perso la sua famiglia e, anche se tartagliante, quante cose ha capito prima di me ed è stata più in gamba di Sherlock Holmes per avere vostre notizie.

Ti regalo le lacrime addolorate della maestra che Giovanna andava spesso a trovare e che da più di quarant’anni assiste il figlio affetto da sclerosi; quelle di Suor Luisa che pur avendo avuto un solo anno Giovanna alla scuola materna mi chiedeva sempre notizie di lei quando l’incontravo; quelle di Suor Maria Felicita che sabato 4 aprile si era fermata a fare una carezza a Francesco sotto casa tua e gli aveva detto “Hai un Santo protettore importante”.

Ti regalo gli occhi addolorati di tutte le mamme che hanno perso figli incontrate nella mia vita, quelle che mi hanno confortato in questa occasione non hanno avuto bisogno di parole, di quelle che già sono lì con voi ricordo la non rassegnazione fino all’ultimo dei loro giorni e da loro cerco di trarre coraggio. Prima fra tutte nonna Lucia, la mia mamma, che come qualche figlia ingrata mai e poi mai avrei prima sfruttato e poi considerato il problema più grande della mia vita, ma che vorrei avere vicino in questa tragedia, anche solo con una telefonata. Con lei c’erano sempre Massimo, il sesto di noi figli morto poche ore dopo nato e Renzo, il nipote che aveva cresciuto, morto ragazzo quando io ero nel suo grembo e di cui mi onoro di portare il nome. So che è lì ad aiutarvi e a sferruzzare per Francesco e Giorgia, aiutata da nonna Giovanna che lassù vi aspettava dal 6 dicembre 1976.

Ti regalo i complimenti fatti a me dalla pediatra di Francesco per aver cresciuto una mamma eccezionale come Giovanna che stava crescendo un bimbo eccezionale; è merito anche tuo e di nonno Angelo. L’educazione esemplare che stavate impartendo a chicchicchì stupiva tutti: sempre obbediente frenava la sua intelligentissima curiosità quando sapeva che una cosa “non ‘e tocca!”.

Ti regalo “Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari”, una favola per bambini fino a tre anni che Emanuela, la maestra d’asilo che per una settimana ha lasciato la famiglia a Novara per venire a intrattenere i bambini a L’Aquila e invece si è ritrovata come me ad aiutare sotto la tenda-cucina, mi ha voluto donare per i nipotini che arriveranno. Io le ho risposto “Mi devi fare la dedica per i nipotini che ho”. Ed io cari Francesco e Giorgia vi leggo spesso questa bella favola e ripenso al pomeriggio passato con te chicchicchì quando la tua mamma era malata e io per distrarti, perché volevi andare sempre da lei, ho visto insieme a te “Ratatouille” e tu ascoltavi attento le cose che ti spiegavo.

Ti regalo l’illusione della tata di Giovanna che, non vivendo a L’Aquila, ha sperato in un’omonimia finchè non ci siamo sentite.

Ti regalo la sorpresa che sta preparando per noi Marco, l’amico, collega pendolare anche lui, di Giovanna, l’elefante con il cuore di farfalla che tanto vi rimpiange dicendo, fra l’altro, che non siete più fra i vivi che non pensano ma fra le anime che ci pensano. Ricordi come a Giovanna dispiaceva che lo prendessero in giro perché non c’era casco o motorino adatto alla sua stazza?

Ti regalo gli auguri che la mia famiglia porge con sincero affetto ad Antonella e Orazio per il giorno speciale che si apprestano a vivere, l’inizio di una vita lunga e felice. Orazio avrà a fianco una grande donna, riflessiva e intelligente, quindi caro Orazio dalle sempre ragione anche se non capisci perché e ti troverai sempre bene. So che entrambi non dimenticherete mai la preoccupazione e l’abnegazione di Gigi nel tuo periodo difficile. Ricordo le sue lacrime, una sera al mare, quando per la prima volta dopo tanto tempo vide riapparire il tuo nome sul suo cellulare e scambiaste poche parole.
Quando a Francesco chiedevo “Dov’è papa?” “Al lavoro” “Con chi?” “Co Olazio”

Ti regalo gli auguri speciali per il tuo amico Fabio che ho visto solo una volta e ho pensato “Francesco sarebbe diventato così bello!”. Caro Fabio sono una nonna, quindi tua moglie non sarà gelosa se ti faccio un complimento. Coraggio ragazzi so che andrà tutto bene.

Ti regalo il mio invito ai tuoi superiori, ai tuoi colleghi e a tutti quelli che indossano una divisa perché ciascuno per quanto gli compete vigili con onesta fermezza perché tante vittime non pesino più sulla coscienza - se una coscienza hanno - degli uomini che in nome del dio denaro non rispettano le norme che regolano le costruzioni perché solo loro io incolpo.

Ti regalo l’augurio che scrissi sul librone dell’ospedale quando nacque Francesco “Con te ho già perso battaglia e guerra”. Il mio chicchicchì ha perso la sua battaglia in via Fortebraccio. E i ricordi che di lui cerco, facendomi più bene che male, nei bimbi della sua età che mi circondano e che adesso avrebbero giocato con lui: sul triciclo, a scavare o innaffiare il giardino, a costruire la torre alta alta, a battere le manine per far accendere la luce, a fare no con la testa e alzare la gambina per imitare Fischio, che ubbidiva solo a te, mentre fa la pipì. Lo ricordo nelle ferie più stancanti e felici della mia vita che la mattina all’alba veniva a farci solletico ai piedi, a ridere dicendo cicciccici ciccisa alle noiose cicale, a fare chichì a Babu che ora ha quattro cuccioli. Caro Francesco, la tua manina paffuta sarà sempre dentro la mia.

Ti regalo le mie doglie divise con Giovanna il 20 aprile 2007, mi sembrava di essere diventata di nuovo mamma quando la notte in ospedale Francesco dormiva sul mio cuore e ripensavo al 28 settembre 1978 quando avevo per la prima volta Giò Giò fra le braccia e pensavo “Che responsabilità grande ho nei confronti di questa bambina, non finirà mai anche quando sarà adulta, fino all’ultimo dei miei giorni”. Penso ancora così anche se siete volati via.

Ti regalo l’augurio che pensavo per Giorgia: “E’ arrivata la prima rondine di primavera, la tua nonna ti augura sapienza e lume, saggezza e pane”. Dammi tu cara Giorgia sapienza e lume, saggezza e pane visto che sei nata in Paradiso ed io ti cerco insieme a mamma, papà e Francesco in ogni rondine che vola, in ogni stella che brilla, in ogni sole, in ogni luna, in ogni nuvola.

Avrei tanti altri regali da farti, caro Gigi, ma mi fermo qui; tutti questi regali mi sono costati un botto: un botto durato 22 secondi! Tanti auguri a te, Gigi, e la torta a io dirà Francesco. E qui mi sovviene un altro ricordo: la sua tristezza che non capivamo dopo l’allegria del “Tanti auguri a te” cantato al suo adorato nonno Angelo: con i suoi occhi puri e illuminati aveva già visto che era l’ultima volta.

Vulésse fà 'rvenì pe' n'ora sola lu tempe belle de la cuntentèzze, quande pazzijavàm'a vola vola e ti cupréa di vasce e di careze” ma so che lu tempe belle de la cuntentèzze non tornerà più e se la vita mi riserverà altre gioie saranno mutilate dalla vostra mancanza.

Ti do il mio arrivederci con le parole di Hikmet:

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Potranno rubarmi le vostre gioie ma nessuno potrà mai rubarmi la gioia di avervi avuti e di avervi amato.

Ciao, nonna Renza.
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