Filo diretto tra lo staff, Mango e i fans, notizie di primo piano e piccole curiosità.
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Un viaggio come luogo da raggiungere.

Una canzone notturna capace di lampi accecanti, improvvisi e fecondi di sana malinconia. Di tristezza nascosta, spiante dal muro della penombra, le zone felici del cuore. Ecco un’intuizione poetica spiazzante, di logica e d’amore, come un quadro che sul muro trova il vero disagio, che abbisogna del “non saper che fare” dell’essere appeso.

Eccolo il poeta, che con la lama della bellezza taglia la terra, emancipando la vita che ne fuoriesce per correre appresso a quel bisogno di dare e confondere, confondere e urlare, urlare e nascondere, nascondere e nascere, come un sasso caduto dal proprio dirupo deragliando nei sensi, dove la parola sa vivere.

La parola che s’appropria del suono e lì concima il suo seme di uomo e d’attore, di santo e peccatore e il repertorio fraseologico s’avventura nei luoghi dell’attimo e dell’immenso accumulando linfa dal cuore “….Che stupido specchio ha questo scalone di mezzo. Questa navata centrale che mi taglia la vita, non s’accorge che passo e sono sempre lo stesso, con gli stessi stivali, la stessa risata di scherno e disprezzo, la stessa faccia di vento e stupore, lo stesso identico amore da raccontare......”

Tanta è la voglia di rabbia e di sana crudezza nel recitare la vita non come una morte annunciata ma come un vissuto appena nato.

Un vissuto che, nella poesia di Carlo De Bei, è fonte di sete continua di una virilità disarmante che innesta le cose nelle cose e ne muove il profumo.

Musicista di spade e di fiori, di carta segreta da stanare dal cuore, come un caldo stupore affidato dai muscoli al vivo pensare.

Questa è la poetica di Carlo De Bei, lontana dagli stereotipi ma imbrigliata nella voglia di nuovo.

Un uomo che vive il suo intorno come un lento sapere portato dal mare. Dal suono dell’onda e delle dita sulle corde tese, dove la parola è campanile in cerca di volo di rondini e di “moeche” calde.

Suono che vive tra le rughe scolpite sulle facce dei vecchi pescatori appoggiati a un bicchiere, come nuvole in cerca di cielo, assecondando gli angeli nello spingere il cielo, urlando verso un nuovo destino.

Ed ecco la poesia diventar percorso e suggerire stoffa e colore, danza e silenzio, sorriso di gola e dolore dirimpettaio.

Eccolo il fiore di gelso ammantarsi di bianco e di rosso a sorprendere gli alberi antichi e possenti con un sapore mai assaggiato, un odore non ancora sentito. Con una musica sana che diventa mantello sul nudo sudore del corpo, proprio come un bacio appena baciato o come di un volo non ancora volato!



Mango

Scusate ho dimenticato di scrivere che è la presentazione di Mango che ho trovato sul sito della casa editricie ANORDEST

Angela

:o incredibilmente sorprendente,questa presentazione!....

:roll: credevo,Angela, che Pino avesse passato a te il "compiito" del suo dire.... :lol: :wink:

Eh si....magari!!!!! 8) 8)

errata corrige "casa editrice"!

Angela

cuore ha scritto: Un viaggio come luogo da raggiungere.

Una canzone notturna capace di lampi accecanti, improvvisi e fecondi di sana malinconia. Di tristezza nascosta, spiante dal muro della penombra, le zone felici del cuore. Ecco un’intuizione poetica spiazzante, di logica e d’amore, come un quadro che sul muro trova il vero disagio, che abbisogna del “non saper che fare” dell’essere appeso.

Eccolo il poeta, che con la lama della bellezza taglia la terra, emancipando la vita che ne fuoriesce per correre appresso a quel bisogno di dare e confondere, confondere e urlare, urlare e nascondere, nascondere e nascere, come un sasso caduto dal proprio dirupo deragliando nei sensi, dove la parola sa vivere.

La parola che s’appropria del suono e lì concima il suo seme di uomo e d’attore, di santo e peccatore e il repertorio fraseologico s’avventura nei luoghi dell’attimo e dell’immenso accumulando linfa dal cuore “….Che stupido specchio ha questo scalone di mezzo. Questa navata centrale che mi taglia la vita, non s’accorge che passo e sono sempre lo stesso, con gli stessi stivali, la stessa risata di scherno e disprezzo, la stessa faccia di vento e stupore, lo stesso identico amore da raccontare......”

Tanta è la voglia di rabbia e di sana crudezza nel recitare la vita non come una morte annunciata ma come un vissuto appena nato.

Un vissuto che, nella poesia di Carlo De Bei, è fonte di sete continua di una virilità disarmante che innesta le cose nelle cose e ne muove il profumo.

Musicista di spade e di fiori, di carta segreta da stanare dal cuore, come un caldo stupore affidato dai muscoli al vivo pensare.

Questa è la poetica di Carlo De Bei, lontana dagli stereotipi ma imbrigliata nella voglia di nuovo.

Un uomo che vive il suo intorno come un lento sapere portato dal mare. Dal suono dell’onda e delle dita sulle corde tese, dove la parola è campanile in cerca di volo di rondini e di “moeche” calde.

Suono che vive tra le rughe scolpite sulle facce dei vecchi pescatori appoggiati a un bicchiere, come nuvole in cerca di cielo, assecondando gli angeli nello spingere il cielo, urlando verso un nuovo destino.

Ed ecco la poesia diventar percorso e suggerire stoffa e colore, danza e silenzio, sorriso di gola e dolore dirimpettaio.

Eccolo il fiore di gelso ammantarsi di bianco e di rosso a sorprendere gli alberi antichi e possenti con un sapore mai assaggiato, un odore non ancora sentito. Con una musica sana che diventa mantello sul nudo sudore del corpo, proprio come un bacio appena baciato o come di un volo non ancora volato!



Mango


Che presentazione.

Grazie Angela!
Una presentazione semplicemente meravigliosa dalla quale emerge il suo splendido stile, che non si confonde con quello di nessun altro...

Amedea :wink:

Tanti auguri anche a Carlo per il suo libro di poesie. Io lo comprerò senz'altro perchè so che mi farà sognare ad occhi aperti. Il 30 Aprile Luca Jurman ha presentato il suo libro in una libreria di Treviso io sono andata a vederlo e ho comprato il suo libro.lo stò leggendo ed è bellissimo.staff ha qualche rappresentazione anche a treviso?






Ciao da Isabella46

Di ritorno da Chioggia....stupita oltre ogni stupore.....
La mia sete di POESIA ha trovato da bere.....sì!
Ed immersa nell'ascoltare Carlo che leggeva i suoi Versi
e Pino che ne elogiava la Bellezza
viene spontaneo pensare che è giusto, naturale, meraviglioso e quasi scontato che certe Anime si avvicinino.....
La Fortuna è nostra, che incrociamo i loro passi, respirandone la Luce....!

Intanto........Grazie Carlo!!!
E Grazie Pino!!!
Di cuore!!!!!

Cosetta

Grazie a te Cos!
Ho letto più volte la bellissima presentazione di Pino, ora aspetto
solo di poter leggere il libro di Carlo De Bei e sono sicura che sarà...stupore!
I miei complimenti a Carlo!....e grazie ai nostri Poeti!

Patti

http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/ ... VD180.html

Spero riusciate a leggere........... :D

Grazie Cos! E' bellissimo leggere le parole così profonde che il nostro Mango ha sentitamente dedicato alla presentazione del libro di Carlo De Bei. Il significato che ha dato alla parola...

"...La parola è l’architetto di tutte le cose. La parola è il santo e il profano. E’ l’abisso, il vuoto, l’imbuto del mondo. La parola è la vita da cui differisce solo perché non riconosce la morte. La parola è il dominio, il perdono, l’amore, principalmente l’amore. Codice imperfetto nel chiedere risposte continue, codice perfetto nel non aver bisogno di risposte..."

Io non resisto più dal desiderio di leggere e gustare ogni "parola" scritta da Carlo perchè penso che la poesia sia davvero l'espressione più grande e vera di ciò che si ha dentro.

Amedea :wink:

grazie Cosetta per aver aperto una "finestra".E' sempre bello leggere pensieri,cronache,è un filo che ci lega ancor di più,non è curiosità ma voglia di condividere emozioni.....

antonella

Ancora grazie!

Amedea :wink:

:roll: Ah...questi del Nord...sempre fortunati!.... 8)
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